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L'amore è...


Si può amare qualcuno non solo per quello che ha, ma letteralmente per quello di cui è carente. (J. Lacan)

Lacan, noto psicoanalista francese, nel corso del suo insegnamento ha più volte tentato di parlare dell'amore senza però avere mai la pretesa di dargli una definizione drastica, di metterci un punto. Nonostante ciò, non si può fare a meno di notare che quando entra in campo il discorso d'amore, con lui si presentifica una costante che fa quasi da leitmotiv a tutto il suo pensiero: la mancanza. Amore e mancanza si stringono per mano, si abbracciano e a tratti si sovrappongono fino a far scomparire la differenza etimologica diventando uno sinonimo dell'altro.


Un'altra citazione di Lacan, molto più ambigua e sicuramente incomprensibile se letta senza un'adeguata educazione all'argomento, dice: amare è dare all'altro ciò che non si ha. Come si potrebbe donare qualcosa che non si possiede? Eppure il pensatore parigino non è totalmente folle. Personalmente per andare avanti nel ragionamento opererei una frammentazione della citazione: amare è dare all'atro / ciò che non si ha. Il primo passo affinché si instauri un rapporto d'amore è quindi l'atto di donare all'altro qualcosa. Ci si deve togliere qualcosa, si opera una sottrazione per farne dono all'altro. Questo qualcosa non è però ben definito da Lacan però è identificato in ciò che non si ha. Possiamo dire, partendo dal binomio iniziale (amore e mancanza) che ciò che non si ha è proprio la nostra mancanza? E, se così fosse, cosa significa donare la propria mancanza?


La mancanza è ciò che strutturalmente nel soggetto nevrotico, rappresenta la sua finitezza, la sua impossibilità a soddisfarsi pienamente, il suo costante tarlo con cui deve fare i conti nella quotidianità. Essere mancanti equivale a dire essere soggetti desideranti nella misura in cui il desiderio può emergere esclusivamente se qualcosa (che c'è stato) viene successivamente a mancare lasciando un posto vuoto. Non solo. Donare la propria mancanza significa anche mettere l'altro nella posizione di colui o colei che in qualche modo riesce a mettere pace a questo vuoto. Dire ''mi sei mancato'' implica che l'oggetto amato ha prodotto in noi un vuoto in virtù della sua assenza e dicendolo ne stiamo proprio facendo dono all'altro. Donare all'altro il proprio essere più intimo, infimo, tormentato (quindi non ideale, immaginario, narcisistico nel senso psicoanalitico del termine) vuol dire spogliarsi di ogni bel vestito illusorio per abbandonarsi con tutto il proprio sporco tra le braccia della persona che si ama.


Amare la mancanza dell'altro, per concludere, lascia intendere che il difetto, il neo, la macchia, il sintomo dell'oggetto amato assumono tutt'altra forma: non più lo scarto ma il dono della grazia proprio perché facendocene dono diventano tutti sinonimi di un sentimento d'amore autentico.


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