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L'insensatezza del trauma


Il trauma è un accadimento che, almeno una volta nella vita, chiunque sperimenta. Come possiamo definire il trauma? Cos'è un trauma? Di cosa è fatto il trauma? La parola trauma, che deriva dal latino, porta appresso una serie di significanti che ci introducono immediatamente al cuore della questione: perforamento, trafittura. La radice tra- indica un passare attraverso, muovere, passare al di là. Abbiamo già fin troppe coordinate che ci spianano la strada di una riflessione che tenterò rendere quanto più semplice possibile.


Per Lacan, il trauma, è un evento che appartiene all'ordine del Reale. Cos'è questo reale? Il reale è tutto ciò che sfugge dalla possibilità di essere simbolizzato, interpretato, investito di un senso affinché si inserisca all'interno della propria narrazione biografica. Se ci pensiamo bene, tutto ciò che facciamo, ogni incontro della vita, successivamente all'esperienza fatta viene inscritto inconsciamente nel nostro discorso. Viene cioè collocato all'interno di una mappa psichica in cui il tempo e lo spazio fanno da bussola. Questo processo è possibile solo nella misura in cui l'esperienza possa godere di un senso, di una soggettiva interpretazione.


L'evento traumatico sfugge a questo lavoro. Pensiamo ad esempio al grande terremoto delle Marche di pochi anni fa. Nel cuore della notte migliaia di persone si svegliano in preda allo spavento e solo in un secondo momento, hanno la possibilità di realizzare l'accaduto. Lo spavento - Freud ci tiene a puntualizzare - non è sinonimo di paura, di fobia o di terrore. Lo spavento è qualcosa che irrompe fulmineamente nella vita del soggetto non dandogli il tempo di significantizzare l'esperienza. Lo spavento è quindi l'elemento fondamentale all'origine del trauma. La catena significante, le coordinate simboliche subiscono un brusco arresto con l'irruzione del reale. Il soggetto precipita nel buco del non-senso rimanendo paralizzato, pietrificato. Non a caso i soggetti con P.T.S.D. (post traumatic stress disorder) continuano a rivivere, giorno dopo giorno, gli eventi traumatici vissuti: l'interruzione della catena narrativa cortocircuita il suo progredire.


L'assenza dell'Altro che funga da appoggio è il secondo elemento che concorre alla nascita del trauma. Facciamo un esempio banale. Un bambino molto piccolo, giocando, cade a terra. Se ci facciamo caso, la prima cosa che fa il bambino è volgere lo sguardo alla madre. Sta chiedendo a lei (all'Altro) di rispondere a quell'evento. Se la madre sorride, lo aiuta a rialzarsi oppure si dimostra divertita a quello scivolone allora anche il bambino risponderà di conseguenza: sorriderà, si rialzerà e continuerà a giocare oppure scoppierà a ridere. Se invece lo sguardo della madre è assente oppure non è proprio presente, il bambino si abbandonerà al pianto disperato. Stesso evento due risposte differenti. Perché nel secondo caso il bambino piange? Perché non possiede le coordinate simboliche che diano un senso a quella caduta e forse anche a quel dolore fisico. Ecco che l'intervento dell'Altro, se immediato (perché il tempo nella genesi traumatica svolge un ruolo fondamentale), evita che la catena significante si interrompa e si erge a garante di un senso che possa continuare a scorrere lungo di essa.


Ciò non accade per eventi più drammatici: la morte è uno di questi. L'impossibilità di simbolizzare la morte, di accedere ad un sapere che dia un senso alla morte, per ovvie ragioni la rende l'elemento traumatico per eccellenza (al pari della sessualità direbbe Lacan). Tornando alla notte del terremoto marchigiano: migliaia di persone si sono trovate difronte al non-senso della vita, della natura. La terra può tremare improvvisamente, senza dare il minimo preavviso; le case possono cadere, si può morire. Chi potrebbe, a questo punto, essere così tanto Altro da tappare il buco del non senso? Chi può avere l'ultima parola, davanti all'enigma della vita e della morte, da mettere al riparo il soggetto dalle sue angosce più profonde? Ecco perché, ad un certo punto, Lacan dirà che l'Altro non esiste. Ma questa è un'altra storia...

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