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Il lapsus: ciò che avrei voluto dire


Il lapsus è una delle possibili formazioni dell'inconscio ossia uno dei modi in cui l'inconscio può manifestarsi in sede di analisi. La condizione di possibilità affinché l'inconscio possa emergere è che dall'altra parte ci sia qualcuno in grado di sottolinearlo, di illuminarlo nell'esatto momento in cui entra in scena.

Innanzitutto è interessante l'etimologia di questa parola: lapsus deriva dal latino labi che significa ''scivolare''. In effetti parliamo di un vero e proprio scivolamento, di un inciampo nella catena del discorso del soggetto che introduce al suo interno un elemento nuovo, inedito, stravolgente. Il lapsus è precisamente quella parola che esce dalla bocca del parlante ma che non corrisponde a quella pensata. Il più delle volte, se non quasi sempre, non viene nemmeno riconosciuto dal soggetto stesso tanto da dubitare fortemente di aver detto una cosa al posto di un'altra. Proprio nella misura in cui la parola storpiata, sostituita o addirittura il neologismo non sono pensati, hanno un valore inestimabile. Perché? Lacan nel corso del suo insegnamento ribalta il cartesiano cogito ergo sum (penso quindi sono) in: penso dove non sono, sono dove non penso. Possiamo tradurre questa sentenza così: laddove penso c'è l'Io, dove non penso c'è l'Es. Il lapsus che quindi non è pensato rientra nel campo dell'Es, dell'inconscio, della verità proprio perché è il posto in cui sono.

Premessa quindi la natura del lapsus ci possiamo chiedere ora quale sia la sua utilità. Senza dubbio è una finestra verso la verità dell'inconscio. Il lapsus dice qualcosa che il soggetto tace sotto la morsa delle resistenze psichiche, della censura. Questa parola è ciò che riesce a far breccia tra la morsa del silenzio e cambia radicalmente il discorso iniziale. Facciamo un esempio clinico. Una donna in procinto di sposarsi con un uomo verso cui i dubbi circa il proprio sentimento l'hanno spinta in analisi, durante la seduta avrebbe voluto dire: per il matrimonio mi farò mora. Ciò che esce dalla sua bocca è: per il matrimonio mi farò morta. Ecco che il blablabla della parola vuota lascia lo spazio ad una verità ben più profonda. Se si fosse sposata, sarebbe morta. Questo lapsus aprirà un nuovo scenario analitico in cui finalmente la paziente prenderà più sul serio il proprio desiderio e non gli investimenti che gli altri hanno depositato sulla sua vita. Una lettera in più alla parola pensata, una semplice T ha stravolto completamente il ''destino'' di un soggetto. Questo è il potere del lapsus, dell'ascolto del lapsus e della sua interpretazione. Qual è la condizione affinché si possa verificare un lapsus? Che il terapeuta taccia e lasci parlare chi deve parlare.

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