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La colpa del desiderio

2024-05-13 08:28

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La colpa del desiderio

Non è il male, ma il bene che dà origine alla colpa. (J. Lacan) C’è un filo invisibile, ma non all’esperienza del soggetto, che lega in...

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C’è un filo invisibile, ma non all’esperienza del soggetto, che lega in un sodalizio quasi indissolubile la dimensione del bene e del senso di colpa. In primo luogo è bene definire ciò che d’ora in avanti chiameremo bene e spero di farlo bene. Di quale bene parla Lacan quando lo pronuncia? Di quale bene si occupa la psicoanalisi più in generale? Sicuramente non del bene assoluto, generale, universale. Non è possibile e non è altresì etico poter pensare al bene assoluto nel campo della clinica dell’uno-per-uno. Si rischierebbe di scivolare nel baratro del qualunquismo psicologico nel quale fondo troveremmo la figura dello psicologo prescrittivo che conosce esattamente la direzione che deve prendere il soggetto affinché si normalizzi ad uno stile di vita non proprio ma supposto risolvente il suo malessere.


Quando parliamo di bene, d’ora in poi, intendiamo quel bene singolare, a tratti incomprensibile, che il soggetto non sa ancora di sapere. Se vogliamo rendere assoluto il bene della psicoanalisi potremmo affermare che il bene assoluto è l’addizione di ogni bene singolare dei soggetti che si rivolgono ad essa. Lo afferma molto bene Nietzsche in ‘’Al di là del bene e del male’’ quando dice: ‘’bene’’ non è più bene se suona sulla bocca del vicino. Questo aforisma condensa precisamente ciò che abbiamo detto fino ad ora: non esiste cioè un bene che sia lo stesso tra due soggetti.


Chiarito il primo punto passiamo ora al punto più interessante del pensiero di Lacan: non è dal male ma dal bene che emerge la colpa. Come può il proprio bene essere il punto scatenante della colpa? Sicuramente quasi tutti avranno fatto esperienza di questo senso di colpevolezza che sorge come monito a volte anche solo dopo aver immaginato di poter prendere una decisione che esclude ciò che presuppone la soddisfazione dell’Altro. O addirittura peggio: la colpa per aver scelto una direzione esclusivamente perché in opposizione a quella dell’Altro. Oppure il sentimento frustrante di non essere veramente destinatari di una sorta di felicità, di non essere meritevoli di questo bene che ad un certo punto arriva per pura coincidenza (mai per scelta).


Facciamo una piccolissima digressione antropologica e sociale. La cultura occidentale, soprattutto quella cattolica in cui siamo immersi e che, facendo parte del linguaggio in cui siamo immersi, precede la nostra nascita come abbiamo avuto modo di vedere in questo articolo, fonda il suo ideologismo nel mito della colpa. L’uomo nasce marchiato dalla colpa, dal peccato originale. Non si scappa dalla colpa: viene tramandata da padre in figlio ed è li ad attendere il soggetto prima ancora ch’egli si renda conto di quale peccato è sporco. Si potrebbero citare numerosissimi passi in cui nei testi biblici emerge la colpa universale a partire dal sentimento singolare di bene.


Freud, ebreo di origine, non è uno sprovveduto e coglie sin da subito la questione della colpa centralizzandola all’interno del suo insegnamento e delle sue riflessioni. Anche il ‘’Complesso edipico’’ ruota attorno, e non a caso, al senso di colpa che cade sotto il meccanismo della rimozione: il senso di colpa di aver desiderato la propria madre o il proprio padre, venendo meno al patto sociale che impedisce ad un figlio (e ad un genitore) di intrattenere rapporti intimi con un familiare. Il ricordo viene rimosso ma non l’affetto legato ad esso. La colpa si legherà ai futuri desideri del soggetto ricordando ad esso che dietro ad ogni loro realizzazione ci sarà sempre lei ad attenderlo. La colpa della realizzazione del proprio desiderio, della propria soddisfazione, la colpa di preferire il proprio desiderio a quello dell’Altro (ama il tuo prossimo come ami te stesso), sono continui promemoria che ricordano al soggetto che prima di procedere verso la realizzazione occorre fare i conti con sé stesso. Sebbene sembra essere una partita persa in partenza, un vicolo cieco, Lacan aggiunge:


Cosa vuol dire cedere sul proprio desiderio? Vuol dire etimologicamente cadere, venir meno, andare via.


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Andres Rivera Garcia è psicologo e psicoterapeuta. Accompagna adulti e coppie in percorsi di comprensione del disagio, crescita personale e costruzione di un equilibrio emotivo più consapevole e duraturo.

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