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Desiderio e bisogno: differenze cruciali

2024-09-16 11:06

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Desiderio e bisogno: differenze cruciali

Nel corso della settimana precedente sono sorti dei preziosi interrogativi circa la differenza tra il desiderio ed il bisogno ...

Nel corso della settimana precedente sono sorti dei preziosi interrogativi circa la differenza tra il desiderio ed il bisogno nell’essere umano. Dire ‘’io desidero’’ o ‘’io ho bisogno’’ è la stessa cosa? Certamente no. Dobbiamo in primo luogo tracciare una linea di confine tra questi due termini circoscrivendoli all’interno della cornice psicoanalitica.


Il bisogno è un’esigenza, potremmo dire un’esigenza del corpo per generalizzare, volta a diminuire la tensione dell’organismo. Mangiare, bere, dormire ecc…, sono tutti bisogni insiti nell’essere umano e che non hanno bisogno dell’incontro con l’Altro per essere soddisfatti. Non c’è quindi l’implicazione del soggetto con l’Altro ed il suo oggetto, con la dimensione simbolica, con il discorso soggettivo. C’è un meccanicismo di base che deve essere soddisfatto affinché il corpo possa continuare a vivere.


Questo ci introduce immediatamente alla dimensione del desiderio la quale è impensabile se l’incontro del soggetto con l’Altro non si realizza. Freud dice che il desiderio è la percezione della soddisfazione. Cosa significa la percezione della soddisfazione? Vuol dire che il soggetto, solo in un secondo tempo successivo alla soddisfazione di un bisogno, e quando l’oggetto del bisogno viene a mancare, può esperire il desiderio. Il desiderio nasce di conseguenza dalla mancanza di un elemento che ha inaugurato la soddisfazione corporea del soggetto.


Sigmund Freud effettuò diverse osservazioni circa la natura psichica del desiderio, sottolineando che già nel poppante, la ricerca di bisogni fisici (la fame) possono determinare uno stato di tensione ed eccitamento, che può essere soddisfatto grazie all’intervento di un altro (la madre che offre il seno). Questo processo determina nel bambino lo stabilirsi di un ricordo legato al soddisfacimento del bisogno primario (la fame). Il desiderio nasce quindi in una situazione in cui manca qualcosa che è stato sperimentato come gratificante, in quanto viene ricordato ciò che si è provato nel momento in cui il bisogno è stato soddisfatto. Il bambino per ritrovare nella realtà esterna quello stesso oggetto (il seno) dovrà spostare l’energia psichica dal ricordo alla motilità (grida, pianti …) in modo da attirare l’attenzione della madre.


Come vedete nonostante il desiderio possa coinvolgere direttamente o meno l’oggetto di un bisogno, occorre l’incontro con l’Altro. Ma le differenze tra bisogno e desiderio non si riducono solo a questo. La più importante, a mio avviso, è la qualità della soddisfazione che il bisogno ed il desiderio garantiscono al soggetto. La soddisfazione di un bisogno è senza dubbio un piacere che coinvolge, come abbiamo già detto, il corpo del soggetto ed è limitato ad un periodo di tempo più o meno breve. La soddisfazione del desiderio – che è sempre parziale! – invece è una dinamica decisamente più complessa. Come dice Sarantis Thanopulos: Il desiderio crea una destabilizzazione, sbilanciamento della struttura psicocorporea, produce una sua trasformazione. Segue una visuale di qualità fondata sull’esperienza “gustativa”: insegue il piacere dei sensi, persiste nelle variazioni di intensità e di ritmo, nell’assaporare il mutare delle proprietà, nei cambiamenti di visuale e di prospettiva. Diffida del calcolo, della prevedibilità e della stabilità, che producono assuefazione, non disdegna l’incertezza e il rischio, tiene conto della possibilità di un suo fallimento. Dischiude la materia della soggettività alla realtà, crea l’interesse per il mondo.


Allora il desiderio potremmo definirlo come qualcosa che dal soggetto si espande nel mondo al contrario del bisogno che, al contrario, dal mondo si situa nel soggetto. Possiamo prendere in esame la fenomenologia dell’autismo. Il soggetto autistico è auto-referenziale nel senso che il mondo per lui non ha la benché minima attrattiva. Tutto ciò di cui il corpo del soggetto autistico reclama è la soddisfazione dei bisogni. Ci potremmo chiedere se l’autismo sia la ‘’malattia’’ di un desiderio mai nato ma non è questa la sede. Ad ogni modo è il desiderio che apre la finestra dalla quale il soggetto può affacciarsi sul mondo. La mera soddisfazione del bisogno non garantisce assolutamente questa esperienza che ovviamente è quella – l’unica – che permette all’essere umano di non rimanere congelato allo stato di corpo.


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Andres Rivera Garcia è psicologo e psicoterapeuta. Accompagna adulti e coppie in percorsi di comprensione del disagio, crescita personale e costruzione di un equilibrio emotivo più consapevole e duraturo.

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